Scritto da Antje Blättner
Questo articolo (che fa parte di una serie, scritta insieme ai colleghi specialisti di gestione veterinaria Philippe Baralon e Pere Mercader) illustra alcuni degli aspetti finanziari della pratica veterinaria. L’articolo analizza i motivi per cui spesso si evita di parlare dei prezzi e offre alcuni modi pratici per comunicare positivamente ai clienti i costi delle cure veterinarie.
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Molti veterinari non si sentono a proprio agio quando parlano di costi ai clienti e talvolta praticano sconti su servizi e prodotti per evitare tensioni e conflitti.
Quando si tratta di buone tecniche di comunicazione, avere la giusta mentalit aiuter a inviare il messaggio corretto al cliente.
Non indugiate nel discutere i prezzi quando parlate con un proprietario; evitate malintesi e fornite un preventivo scritto, se necessario.
I protocolli creati con il personale devono definire le regole delle conversazioni sui prezzi ed essere utili a tutto il team.
Informare i clienti sulle procedure mediche, sui servizi e sui prodotti viene naturale per la maggior parte dei veterinari. È quando il cliente chiede “Quanto costa?” che la comunicazione tende a diventare un po’ complicata e scomoda, inducendoci ad evitare il conflitto su tariffe e prezzi concedendo sconti, riducendo il costo totale (ad esempio, non fatturando ogni servizio fornito) e cercando in generale di sviare questo argomento delicato. Ma perché questo accade? E come possiamo modificarlo? Questo articolo offrirà una guida rapida per una comunicazione dei prezzi e dei costi facile e senza stress per tutti i membri del team della struttura veterinaria.
Per trovare soluzioni per una discussione confortevole sul prezzo, è utile cominciare a porsi alcune domande:
Le risposte sono forse più semplici di quanto ci si possa aspettare!
Sembra che un paradigma storico riguardi l’intero settore, o almeno la maggior parte dei professionisti veterinari di tutto il mondo: i clienti delle strutture veterinarie non vogliono pagare (molto). Purtroppo questo paradigma influisce molto sul modo in cui interagiamo con i nostri clienti, perché un presupposto del genere può essere un vero e proprio ostacolo per la nostra attività, che ci impedirà di offrire ai proprietari il meglio che possiamo in base alle loro esigenze e facendoci invece pensare, costantemente, al portafoglio del cliente.
Facendo un passo indietro e analizzando l’ipotesi che i clienti non siano disposti a pagare per i nostri servizi professionali, è chiaro che questo atteggiamento non ha alcun senso. Perché? Perché tutti i clienti sono consapevoli che l’acquisto di qualcosa comporta sempre una spesa, anche nelle strutture veterinarie. Ciò è confermato anche dallo studio VMS di Pere Mercader, che dimostra che i proprietari di animali domestici non preferiscono necessariamente prezzi più bassi e non pensano ai prezzi così tanto come crediamo. E non dimenticate: la forza del legame uomo-animale farà sì che il proprietario dell’animale abbia una mentalità tale da volersi prendere cura dei suoi amati membri della famiglia, e naturalmente questo include anche il ricorso ai migliori servizi veterinari. Se i proprietari sono pienamente informati e comprendono i benefici e il valore dei servizi e dei prodotti per i loro animali domestici, di solito sono del tutto disposti a pagare le fatture (Figura 1).
Purtroppo, una mentalità negativa (ad esempio, “ai miei clienti non piace pagare”) spesso porta proprio alla reazione che vogliamo evitare: il proprietario dell’animale è riluttante a pagare e mostra segni di disagio quando il veterinario parla dei servizi. Questo spesso deriva dall’impatto devastante della cosiddetta “profezia che si autoavvera”: se pensiamo che i clienti siano generalmente riluttanti a pagare i nostri onorari, mostriamo inconsciamente questa mentalità nel nostro linguaggio del corpo, nella retorica e nel modo in cui costruiamo il dialogo (spesso evitando la questione del pagamento). Questo fa sì che il cliente riceva un’impressione di disagio a livello inconscio e poi reagisca consciamente dicendo cose come “Devo pensarci” o “Non sono sicuro che sia una buona idea”. Quando questo accade, sentiamo di avere conferma della convinzione che ai clienti non piaccia pagare, ma non siamo consapevoli che è stata la nostra stessa mentalità a trasmettere il nostro disagio ai clienti e a far sì che abbiano avuto ripensamenti nell’accettare i servizi e i prodotti offerti. La conclusione è quella di imbattersi nella riluttanza del cliente e pensare, di conseguenza: “Lo sapevo! Non vogliono i miei servizi!”.
Pertanto, spesso è la nostra incapacità di generare un approccio positivo e strutturato per parlare di costi che porta al conflitto stesso – un classico esempio di “profezia che si autoavvera”. Il presupposto (e a volte anche l’aspettativa) che i clienti non pagheranno porta il clinico a mostrare un linguaggio corporeo controverso e negativo e ad evitare l’argomento, con il risultato di un cliente riluttante che inizia a nutrire dubbi sul trattamento che gli viene raccomandato.
Quindi, per sottolineare, il punto di partenza del problema non è il cliente, ma è la “profezia” del veterinario, aiutata da una sua errata valutazione del cliente stesso, a realizzarsi. La cosa più importante da fare per superare il disagio e affrontare le “profezie che si autoavverano” quando si parla di onorari è riformulare la nostra mentalità adottando un atteggiamento positivo che dica: “Naturalmente, i miei clienti sono assolutamente disposti a pagare un onorario adeguato per i servizi ricevuti nella mia clinica” (Figura 2).
Da quanto detto sopra, è chiaro che la nostra professione deve concentrarsi su una mentalità positiva e trovare gli strumenti che aiutino a disinnescare il disagio intorno alla questione dei costi e dei prezzi nella comunicazione con i clienti. Uno dei modi più efficaci per affrontare il “quando e come” nella pratica quotidiana è creare un protocollo per informare i clienti sui costi: sviluppatene uno su misura per voi, per il vostro team e per la vostra attività, che definisca chi e quando parlerà dei costi ai vostri clienti. Rispondere alle seguenti domande può aiutarvi a costruire un protocollo scritto, che può essere condiviso e discusso all’interno del vostro team e poi inserito come “must” nelle vostre comunicazioni con i clienti:
Infine, elenchiamo alcune cose da evitare quando si parla e/o si discute di costi con i clienti:
Antje Blaettner
Che si tratti del direttore sanitario o di un dipendente, l’intero team veterinario deve saper discutere con i proprietari gli aspetti finanziari della cura degli animali domestici, sapere perché le tariffe sono fissate a un certo livello e conoscere la percezione che i clienti hanno delle loro transazioni presso la clinica. Le parcelle non devono essere un grattacapo per l’attività veterinaria, ma non possiamo e non dobbiamo ignorare questo aspetto vitale del nostro lavoro: dopo tutto, se un’attività è redditizia significa che il personale è ben pagato, che si possono acquistare nuove attrezzature e che la struttura veterinaria può prosperare.
DVM
Germania
La dottoressa Blaettner è cresciuta in Sudafrica e in Germania e si è laureata nel 1988 dopo aver studiato Medicina Veterinaria a Berlino e a Monaco. Ha avviato e gestito un proprio ambulatorio per piccoli animali prima di intraprendere una formazione post-laurea e un corso di coaching presso l’Università di Linz, in Austria, per poi fondare “Vetkom”. L’azienda fornisce formazione a veterinari ed infermieri veterinari per la gestione degli ambulatori su temi quali la comunicazione con i clienti, il marketing e altri argomenti di management. La Dott.ssa Blaettner è anche redattrice di due riviste professionali, “Teamkonkret” (per infermieri veterinari) e “Veterinärspiegel” (per veterinari).