Scritto da Gustavo Machicote Goth
L’otite è un problema comune nei cani e può diventare rapidamente cronica se non si adotta un’azione tempestiva e appropriata; questo articolo illustra il modo migliore per affrontare questi casi.
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Descrivere una condizione clinica come “cronica” può significare che ha un decorso temporale prolungato, che la guarigione definitiva è impossibile, o che la causa sottostante è persistente. Ognuna di queste definizioni può essere valida per l'otite [1] quando il trattamento si è rivelato inefficace a causa del controllo insufficiente della causa primaria del disturbo, o perché esiste un fattore perpetuante che non è stato rilevato o non è stato adeguatamente risolto [2]. Questo articolo esamina il motivo per cui l’orecchio del cane è predisposto all’otite, e cosa si può fare per minimizzare il rischio che un problema auricolare diventi cronico.
Innanzitutto, va detto che la struttura anatomica dell’orecchio favorisce di per sé la disbiosi del microbiota, poiché possono facilmente svilupparsi problemi di intertrigine (infiammazione causata dallo sfregamento di una zona cutanea su un’altra), e la sua conformazione “antigravitazionale” non favorisce il drenaggio [3],[4] (Figura 1). Tuttavia, non tutti i casi di otite portano necessariamente alla disbiosi, e in alcune situazioni un’abbondante produzione di cerume e il prurito possono essere considerati come un’otite. Inoltre, quando le difese dell’orecchio e il controllo del microbioma falliscono, proliferano gli agenti secondari (Figure 2 e 3) come si può vedere dagli studi citologici [5],[6]; infatti, per tutti i casi di otite è necessario effettuare la citologia per stabilire una diagnosi certa, e alcuni suggerimenti sono forniti nella Tabella 1.
Tabella 1. Alcuni consigli per interpretare la citologia dai tamponi auricolari.
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Gli errori più comuni commessi dai Medici Veterinari e che possono portare alla cronicizzazione dell’otite includono:
È quindi molto importante ricordare le cause alla base dell’alterazione dell’omeostasi dell’orecchio che possono dar luogo all’infiammazione acuta; se non adeguatamente controllate, queste possono provocare alterazioni strutturali del canale esterno e/o dell’orecchio medio e il perpetuarsi del problema [2]. Tutti gli studi sull’otite canina indicano alcuni fattori inerenti ai pazienti affetti e che predispongono alla condizione. Tali caratteristiche si riscontrano spesso nella popolazione canina e favoriscono lo sviluppo dell’otite [7]; esse includono (in ordine dalla massima frequenza):
Oltre a queste cause primarie, la presenza di fattori predisponenti può contribuire alla cronicità del problema, poiché questi favoriscono la recidiva e complicano il trattamento, rendendolo meno efficace. Questi includono:
Quando appare l’otite, le condizioni del microambiente all’interno dell’orecchio cambiano, a causa della produzione aumentata di cerume e del restringimento del canale indotti dal processo infiammatorio. Ciò porta inevitabilmente ad alterare la migrazione epiteliale, con conseguente disbiosi del microbioma. Se non si risolve rapidamente la situazione, le alterazioni possono persistere e causare la cronicizzazione dell’otite (Figura 4).
La maggior parte dei casi di otite inizia con la comparsa dei fattori primari sopra indicati, e la mancata risoluzione del problema può portare alla persistenza a causa di varie condizioni che si sviluppano di seguito [8]. Queste possono includere:
Se è possibile identificare la causa primaria, ciò aiuta nella scelta del trattamento più appropriato.
Quando si tratta di fattori predisponenti, è possibile adottare alcune misure per evitare che l’otite diventi cronica [9]. Per esempio:
Quando insorge l’otite, cambiano le condizioni del microambiente all’interno dell’orecchio… questo porta inevitabilmente ad alterare la migrazione epiteliale, con conseguente disbiosi del microbioma. Se non si risolve rapidamente la situazione, le alterazioni possono persistere e causare la cronicizzazione dell’otite.
Le raccomandazioni sopra riportate possono servire sia per evitare l’otite, sia impedire che recidivi o diventi cronica. Tuttavia, è importante tenere presente che, talvolta, è impossibile evitare la recidiva a causa dell’esistenza di fattori perpetuanti. Ne sono stati identificati tre principali: formazione di biofilm, otite media, e restringimento, fibrosi e calcificazione del condotto uditivo.
Sia i lieviti che alcuni ceppi batterici (principalmente Pseudomonas spp.) possono organizzarsi in una formazione stratificata insieme alle glicoproteine e ai canali di distribuzione dell’aria e dei fluidi che sono resistenti alle pratiche di pulizia tradizionali e agli antibiotici, consentendo così la perpetuazione (Figura 7). È noto che il batterio Finegoldia magna presente nel canale uditivo esterno è un patogeno anaerobico opportunista che facilita la formazione del biofilm di Pseudomonas [10]. A volte, non è facile identificare il biofilm, sebbene vi siano alcune caratteristiche che ne suggeriscono la presenza, come ad esempio una secrezione mucoide scura, appiccicosa e brillante che non risponde adeguatamente al trattamento. Sebbene il biofilm possa essere ridotto con il trattamento, l’iperproliferazione dei microrganismi non è mai completamente controllata.
Acetilcisteina e Tris-EDTA possono servire a disgregare il biofilm, principalmente agendo sui legami di zolfo che lo stabilizzano. In presenza di timpano intatto si possono utilizzare anche liquidi con azione detergente potente, come ad esempio il perossido di carbammide. Secondo alcuni studi, i detergenti enzimatici come ad esempio la lattoferrina, la lattoperossidasi e il lisozima potrebbero essere efficaci nei casi di otite da ceppi resistenti. La nuova soluzione di Burow (basata su 2% di acetato di alluminio e 0,1% di betametasone) può essere indicata nei casi di otite media con infezione dovuta a ceppi multifarmacoresistenti [11]. Un’altra opzione è la video-otoscopia sotto anestesia generale per eseguire lo spazzolamento circolare con una pompa e l’aspirazione della soluzione salina [12].
I problemi dell’orecchio medio sono una complicanza comune dell’otite cronica, in particolare quando sono presenti batteri Gram-negativi come ad esempio Pseudomonas spp. [13]. Gli enzimi proteolitici rilasciati da questi batteri possono degradare il timpano, diffondendo l’infezione e i prodotti infiammatori nell’orecchio medio. In questa sede può svilupparsi anche un biofilm che talvolta interessa la bolla timpanica e genera una situazione che complica notevolmente la prognosi [1],[14]. Lo studio citologico è fondamentale in tutti i pazienti con otite media, e la differenziazione tra cocchi e bacilli può guidare notevolmente le misure da intraprendere [15],[16]. È molto importante tenere presente che, nei cani allergici, l’iperproliferazione di Malassezia può perpetuare la cronicità, e in alcuni casi può rivelarsi molto difficile da trattare, in parte perché può essere coinvolta la formazione di biofilm [1],[14],[15],[16]. Inoltre, sebbene la coltura e l’antibiogramma siano essenziali in queste circostanze, manca talvolta una relazione diretta tra i riscontri in vitro e quelli in vivo di questi test [1],[5],[9],[10]. L’esperienza dimostra che i chinoloni sono gli antibiotici più sicuri da utilizzare in caso di rottura della membrana timpanica, e hanno di solito un ampio spettro d’azione. L’uso mattutino di una combinazione di fluido detergente composto da Tris-EDTA e/o N-acetilcisteina è solitamente il metodo preferito per eliminare i residui infiammatori, rompere il biofilm e sensibilizzare i batteri agli antibiotici che verranno somministrati successivamente.
Il sospetto di otite media con rottura della membrana timpanica può essere sollevato da una serie di segni:
Tuttavia, le immagini diagnostiche migliori possono essere ottenute con la risonanza magnetica o la tomografia computerizzata [17].
L’infiammazione cronica del condotto uditivo, compresi il derma e la cartilagine dell’orecchio esterno, provoca la fibrosi dei tessuti, con accumulo di sali di calcio che danno luogo a una struttura rigida e irreversibile. Nelle fasi iniziali, o prima che si accumuli il calcio, quando il restringimento è dovuto principalmente all’edema dello strato subdermico del canale, si possono utilizzare corticosteroidi sistemici a dosi immunosoppressive per 15 giorni nel tentativo di invertire la stenosi e consentire il ripristino della migrazione epiteliale [14]. Inoltre, una crema o una lozione a base di mometasone allo 0,1% applicata localmente può aiutare ad aprire il condotto uditivo.
Ci sono situazioni in cui l’equilibrio dell’ecosistema auricolare è molto predisposto alla recidiva, oppure le alterazioni strutturali sono così gravi che il ripristino della migrazione epiteliale è impossibile e le opzioni per evitare la chirurgia di ablazione sono minime. In alcuni casi, la terapia a dosaggio pulsato è inevitabile, come ad esempio quando:
I trattamenti a dosaggio pulsato coinvolgono di solito l’uso di agenti ceruminolitici efficaci combinati con farmaci antifungini e antisettici per controllare l’iperproliferazione e prevenire la proliferazione. In alcuni casi, i corticosteroidi (ad es. idrocortisone aceponato) sono utili e possono essere un buon modo per evitare l’iperproduzione di cerume e garantire livelli ridotti di infiammazione [18]. In alcuni pazienti con otite cronica sovratrattati con antibiotici possono insorgere condizioni difficili da trattare che alla fine si traducono nell’invasione da parte di microrganismi fungini come ad esempio Aspergillus spp. Questi casi sono caratterizzati da ulcerazione e altri segni gravi, e richiedono una pulizia approfondita e una terapia intensiva con antifungini come ad esempio gli azoli, sia per via topica che sistemica [14] (Figure 9 e 10).
In altri casi, la guarigione è impossibile a causa di situazioni terminali come ad esempio la presenza costante di biofilm che non rispondono al trattamento (Figure 11-13) o laddove la stenosi del condotto uditivo è così grave che i farmaci antinfiammatori si rivelano inefficaci. Quando il ripristino della migrazione epiteliale non è possibile a causa di alterazioni strutturali irreversibili, la sola opzione per evitare le recidive potrebbe restare l’esposizione chirurgica del condotto uditivo e l’ablazione della bolla con curettage (Figura 14) (Tabella 2). Tuttavia, gli interventi chirurgici non rappresentano sempre una soluzione definitiva, poiché in alcuni casi le cause primarie continuano ad agire su piccole aree di epitelio del canale residuo. I proprietari devono comprendere che la chirurgia dovrebbe sempre essere l’ultima spiaggia, e il Medico Veterinario deve essere consapevole che questa misura può essere interpretata come un fallimento del trattamento medico prescritto in precedenza.
Tabella 2. Opzioni chirurgiche per l’otite esterna cronica ([1],[14],[19],[20]).
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Resezione della parete laterale, per:
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Ablazione totale del condotto uditivo e osteotomia della bolla, a causa di:
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Prevenire è sempre meglio che curare, soprattutto nel caso dell’otite. Il Medico Veterinario deve essere a conoscenza delle cause primarie dell’otite ed essere in grado di identificare i cani a rischio per la presenza di fattori predisponenti. Un trattamento appropriato e aggressivo, abbinato a test citologici accurati, aiuta generalmente a minimizzare le possibilità che un’otite acuta diventi cronica e forse irreversibile.
DVM, MS (oncologia), Clínica Veterinaria Vilanova, Pontevedra, Spagna
Spagna
Il Dr. Machicote Goth ha conseguito la laurea all’University of Buenos Aires ed è attualmente dipendente delle cliniche di Pontevedra e Santiago de Compostela dove è responsabile dei reparti di dermatologia. È accreditato come specialista in dermatologia dall’AVEPA (Asociación de Veterinarios Españoles Especialistas en Pequeños Animales) ed è membro del comitato scientifico del GEDA (gruppo di dermatologia dell’AVEPA), di cui è stato segretario dal 2004 al 2008. Ha condotto vari corsi di formazione, sia in Europa che in America, e ha pubblicato numerosi articoli di dermatologia, oltre ad essere coautore di numerosi libri di testo.
Alcuni fattori primari nei singoli cani possono influenzare il condotto uditivo e causare otite; questi includono atopia, materiale estraneo nellorecchio, reazioni avverse agli alimenti e parassiti.
Vari fattori predisponenti possono contribuire allotite cronica, come, ad esempio, particolari caratteristiche anatomiche, attivit natatoria eccessiva, e produzione sproporzionata di cerume.
Indagare il problema e trattarlo in modo adeguato e precoce pu impedire che lotite acuta diventi un problema ricorrente o a lungo termine.
In alcuni casi, per gestire la condizione necessario un trattamento a lungo termine o un intervento chirurgico.